Cremona - Si torni ad investire sulla cultura

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Da molto tempo non vengono programmate mostre importanti in città. Campagnolo: «Spostare le grandi opere è troppo oneroso».
Secondo molti, potrebbe rappresentare un volano fondamentale per avviare una nuova prospettiva di sviluppo: eppure, è lì che, alla fine, si tagliano risorse. Parliamo della cultura: fu lo stesso presidente della Repubblica Napolitano a denunciare la situazione durante gli Stati generali della cultura, alla fine del 2012, dicendo che, negli ultimi decenni, questo aspetto fondamentale del nostro Paese, e non solo, e' stato troppo sacrificato. La politica dovrebbe assumersi la responsabilità di ripartire dall'articolo 9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Un imperativo che dovrebbe tornare al centro dell'agenda politica, da quella nazionale a quella più locale. Anche a Cremona, si sostiene, da tempo si verifica un calo di attenzione sui temi della cultura: e il fatto che, nel corso del 2013, in Comune la Commissione cultura si sia riunita solo tre volte costituisce sicuramente un segnale preoccupante. Se da un lato abbiamo assistito in questi anni ad avvenimenti importanti (per tutti, l'apertura del Museo del Violino, che ha dato un nuovo impulso alla valorizzazione della città e delle sue eccellenze culturali), dall'altro l'offerta complessiva ristagna, anche a causa della scarsità di risorse a disposizione degli enti pubblici. «Il problema non è solo locale, ma generalizzato - evidenzia Stefano Campagnolo, direttore della Biblioteca di Cremona - .

Purtroppo si è assistito ad un calo della proposta culturale, che riguarda tutto il Paese. E che va di pari passo con un calo del consumo culturale: le persone acquistano meno libri e non vanno neppure a chiederli in prestito in biblioteca. Vanno meno alle mostre, ai concerti. Gli enti pubblici, dal canto loro, hanno sempre meno risorse da investire nella realizzazione di eventi culturali». Questa situazione si ripercuote naturalmente sull'andamento domanda/ offerta culturale della città, che da tempo, ad esempio, non ospita mostre importanti come quelle che vennero dedicate a Sofonisba Anguissola e ai Brueghel. «Oggi il sistema delle grandi mostre è decisamente troppo oneroso e assolutamente non sostenibile - evidenzia Campagnolo. Non è un problema di Cremona, ma di tutte le città di simili dimensioni. Spostare un quadro di valore ha un costo enorme, anche solo di assicurazione. C'è un sistema che va cambiato, se si vuole tornare a far girare le grandi opere». Intanto, la scarsità di risorse dovrebbe indurre a valorizzare quello che si ha. «I musei oggi spesso devono puntare sul valorizzare i propri depositi. Noi lo abbiamo fatto, in questi anni, ma non essendoci soldi per stampare cataloghi e per diffondere locandine, non è stato facile farlo sapere alla gente. A volte l'offerta c'è ma diventa troppo oneroso comunicarla». Allora, spazio ad eventi a basso impatto di costi. «Oggi a fare davvero la differenza sono gli enti come il nostro, che erogano cultura senza pesare troppo sull'amministrazione - continua il direttore del museo.

Prendo ad esempio il Ponchielli, che è stato trasformato in fondazione ancora in tempi non sospetti: questo gli consente ora di sopravvivere, cosa che non potrebbe fare se fosse semplicemente un teatro comunale. Sono dei contenitori che resistono nel tempo e che consentono ai cittadini di continuare ad accedere ad un'offerta culturale. Anche la stessa biblioteca, se fosse comunale, non riuscirebbe a stare in piedi. Questa consapevolezza dovrebbe però servire per il futuro, quando la congiuntura economica cambierà e si torneranno ad avere soldi da investire: si dovrà imparare a puntare su interventi di lungo respiro, ma soprattutto sulla formazione di istituzioni culturali stabili, che sappiano stare in piedi da sole».

di Laura Bosio

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