Stadi senza barriere, ottima soluzione

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Mario Macalli, Lega Pro: «C’è un difetto nel sistema, che non garantisce l’allontanamento definitivo di chi si comporta in maniera scorretta».
Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre»: così Winston Churchill. Purtroppo, c'è una base di verità: andare a vedere una partita di calcio, a volte, è come andare in guerra. Gli episodi legati a violenza, risse, insulti e offese sono quasi all'ordine del giorno. E' di pochi giorni fa la vicenda che ha visto coinvolti i giocatori della Nocerina, destinatari di minacce da parte di una frangia di ultras. Senza dimenticare quanto accaduto nel corso della sfida Juventus-Napoli di alcune settimane fa, quando alcuni tifosi bianconeri sono rimasti feriti a causa dell'irruenza della tifoseria ospite. Che ci sia un problema di sicurezza negli stadi italiani è un fatto, non solo nella serie A, ma anche nei campionati minori. Lo conferma anche Mario Macalli, presidente della Lega Pro, che da tempo sta lavorando per riportare il calcio nella giusta dimensione, condizione indispensabile affinché le famiglie tornino a frequentare gli stadi. «Purtroppo stiamo assistendo ad una crisi di spettatori, a tutti i livelli» sottolinea. «Ciò accade perchè molti non si sentono sicuri quando vanno a vedere la partita, in quanto gli episodi spiacevoli sono fin troppo frequenti». Il rischio di svuotare gli stadi è concreto, quanto è chiaro che la tifoseria da curva, quella "buona", è una componente fondamentale del gioco del calcio, in quanto ha la funzione di sostenere la squadra, dando la carica ai giocatori.

Il problema è costituito da uno "zoccolo duro" di soggetti «che sono ormai noti a tutti ma che continuano a creare problemi senza che nessuno faccia nulla per arginarli» continua Macalli. «Le forze dell'ordine si impegnano a garantire lo svolgimento delle manifestazioni, ma spesso i soliti noti finiscono con il farla franca, anche perché se vengono arrestati il giorno dopo sono fuori e tornano nuovamente allo stadio». Si tratta di un difetto nel sistema, che non garantisce l'allontanamento definitivo di chi si comporta in maniera scorretta. «Sono personaggi che troviamo un po' ovunque, e per i quali spesso lo stadio è considerato zona franca in quanto pensano di poter fare quello che vogliono, restando impuniti. Per colpa di quei pochi il mondo del calcio appare per quello che non è: un ambiente violento, rissoso, offensivo». Ma è davvero questo il calcio italiano? «Sono uscite delle normative ben specifiche per gestire queste situazioni, ma non è stato sufficiente, il lavoro da fare è ancora molto» sottolinea il presidente Lega Pro. «La strada da percorrere è proprio questa: restituire legalità al mondo del calcio. Anche per questo il 9 dicembre abbiamo organizzato una manifestazione a Castel Rigone in cui incontreremo il ministro Alfano e si assisterà ad un incontro tra Polizia di Stato e Lega Calcio. Nel mondo si fanno partite di calcio tutti i giorni, ma da nessuna parte si vede quello che accade in Italia: insulti e offese sono all'ordine del giorno, nei confronti dei giocatori ma anche dei dirigenti. Anzi, fare il dirigente spesso significa essere quotidianamente villipeso da persone che alla mattina dovrebbero vergognarsi ogni volta che si guardano allo specchio. E ricordiamoci che il problema non è solo nelle curve: il mascalzone lo trovi ovunque, dalla curva alla tribuna. Queste persone vanno messe in un angolo».

Sul perché invece chi crea problemi continui a girare indisturbato è difficile fornire una risposta univoca. «Troppo spesso si chiudono gli occhi su certi comportamenti per paura di scatenare reazioni peggiori» spiega ancora il presidente. «Del resto con il nostro sistema giudiziario non vi è neppure la certezza della pena, e questo è uno dei grandi problemi. In Inghilterra, se accade qualcosa durante una partita, il responsabile viene immediatamente individuato e preso in custodia. Vi sono addirittura delle carceri sotto lo stadio, dove vengono rinchiusi i trasgressori, che vengono immediatamente processati, anche a costo di far venire il giudice all'una di notte. Qui invece continuano a farla franca. Le società conoscono bene questi personaggi, e dovrebbero essere loro le prime ad allontanarli dalle proprie tifoserie: creano solo problemi, sono quelli che gli fanno prendere le multe o che contestano quando la squadra perde. Siamo schiavi di questi personaggi». Situazioni che sono all'ordine del giorno in Italia, ma che negli altri Paesi europei non si verificano mai. «Negli altri Paesi non accadono cose simili» continua Macalli. «E anche in Italia abbiamo esempi virtuosi: ad esempio allo stadio di Castel Rigone, dove non abbiamo mai avuto alcun problema, nonostante sia senza barriere» spiega Macalli. L'idea di togliere le barriere agli stadi, che in molte città si sta portando avanti, può sembrare controversa, ma è la direzione vincente, secondo Macalli: «in questo modo metteremo alla prova i delinquenti che si mischiano alle tifoserie, li costringeremo ad uscire allo scoperto.

E intanto si educheranno le persone ». Si sta parlando di togliere le barriere anche per lo stadio cremonese Zini, in modo da ricalcare il modello dei più moderni stadi europei. «Sono piccoli passi, ma dobbiamo farli tutti, portando avanti una campagna per rendere sicuri i nostri stadi, arginando tutti coloro che vogliono distruggere tutta la bellezza del mondo del calcio».

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