Biogas, terreni usati come discariche?

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CREMONA - Proseguono gli sversamenti di digestato da biogas nelle campagne cremonesi (e persiste il problema della non corretta distribuzione del sottoprodotto, utilizzato anche come fertilizzante. Già a Maggio era stato riportato su queste pagine l’episodio di grossi sversamenti (puniti dal 1° gennaio con la legge 156 del 2006) di presunti liquami e digestato nella zona del Moso e del Canaletto, a Trescore Cremasco, proprio nel punto soprastante una falda subaffiorante. Poi è stata la volta di Sesto cremonese, dove gli sversamenti sono avvenuti sotto la pioggia (condizione vietata) percolando nei canali e inquinando pesantemente il fontanile di un’area protetta. Alla terza settimana di settembre risale l’ultima segnalazione da parte dell’associazione Salviamo il Paesaggio Cremonese e Cremasco e del blog Sgonfiailbiogas.it di Michele Corti, docente di Zootecnia montana all’Università di Milano.

A finire sotto la lente stavolta è stata una zona compresa tra Sesto Cremonese, Casanova del Morbasco e Picenengo. Sversamenti di presunti liquami e digestato si sono verificati nei primi giorni di settembre nei pressi del Morbaschino, ruscellando nella roggia stessa. Mucchi di presunto digestato invece sono stati individuati presso Picenengo, al margine di alcuni terreni a meno di 200 metri dal colatore Bicinengo: in alcuni casi, il presunto residuo del biogas è stato ammonticchiato in vari cumuli che occupano non solo il margine ma l’intera superficie del campo. Tutto questo senza che sia garantita l’assenza dei rischi di ruscellamento e di lisciviazione (in caso di pioggia). Sotto i terreni interessati inoltre si troverebbe una falda acquifera, sul cui eventuale inquinamento per percolazione non sono ancora stati compiuti accertamenti. E nella relazione del Servizio Ambiente Naturale e Cave della Provincia si legge che la zona dove sono stati accumulati i mucchi di digestato si tratta di un ambito geografico «di elevato pregio ambientale», individuato come «corridoio ecologico principale della Provincia di Cremona, oltre che come corridoio di II livello della Rete Ecologica Regionale (Rer)». Senza contare che proprio in quei terreni si colloca uno dei più begli esempi delle residuali cenosi forestali di “Alneto del Morbascolo” (Alnus Glutinosa), la cui presenza è correlata proprio all’emergenza delle acque di falda. Inoltre, sottolinea il documento tecnico, «eventuali sversamenti nel Morbasco potrebbero raggiungere l’area Natura 2000 “Spiaggioni di Spinadesco” attraverso il sistema di scolmatori recentemente realizzati».

«Si tratta di impiego di residuo da biogas per fini agronomici?» insistono nuovamente le associazioni. «O i fini agronomici mascherano piuttosto la necessità dei qualcuno a disfarsi di tale sottoprodotto utilizzando la classificazione di digestato per mascherare invece un vero e proprio smaltimento dei propri rifiuti e utilizzando i terreni come discariche?». Infatti, la massa sia liquida che solida residuale dal processo di digestione anaerobica per la produzione di biogas sfugge alla definizione di rifiuto solo se utilizzata entro certi limiti e a certe condizioni. «Vi sono stati prelievi per controllare che la quantità dello sversato non superi i limiti fissati dalla Direttiva Nitrati per le Zone Vulnerabili ai Nitrati?».

«Il problema – commenta il consigliere regionale del Pd Agostino Alloni, riguarda non tanto la normativa sanzionatoria, dato che certe pratiche sono già vietate dalla legge 152 del 2006. Piuttosto si sente la mancanza di un intervento forte e rigoroso della Regione, con l’emanazione di norme e linee guida più stringenti . L’impianto a biogas deve integrare la produzione aziendale, altrimenti perde la sua caratteristica agricola ed assume una connotazione più “industriale”, che imporrebbe anche una diversa classificazione del residuo da biogas. Ma finché dal Pirellone non arriverà la volontà di definire uno schema normativo più rigido la situazione resterà immutata».

di Michele Scolari
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